Come riflettere su una calamità

[26 Dicembre]
Meditazione di John Piper

“Le onde della morte mi avevano circondato e i torrenti della distruzione mi avevano spaventato… La via di Dio è perfetta.” (2 Samuele 22:5, 31)


Dopo la morte dei suoi dieci figli a causa di un disastro naturale (Giobbe 1:19), Giobbe disse: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore” (Giobbe 1:21). Alla fine del libro, l’autore ispirato conferma la comprensione che Giobbe ha avuto su quanto sia successo. Dice che i fratelli e le sorelle di Giobbe “lo consolarono di tutti i mali che il Signore gli aveva fatto cadere addosso” (Giobbe 42:11).

Questo ha diverse implicazioni cruciali per noi se pensiamo all’enorme calamità avvenuta il 26 dicembre del 2005 nell’Oceano Indiano – uno dei più micidiali disastri naturali mai registrati.

1. Satana non è definitivo, Dio lo è

Satana ha messo mano alla miseria di Giobbe, ma non la mano decisiva. Dio ha dato a Satana il permesso di affliggere Giobbe (Giobbe 1:12; 2:6). Ma Giobbe e lo scrittore di questo libro trattano Dio come la causa ultima e decisiva. Quando Satana afflisse Giobbe con delle piaghe, Giobbe disse a sua moglie “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” (Giobbe 2:10), e lo scrittore chiama queste ulcere sataniche “i mali che il Signore gli aveva fatto cadere addosso” (Giobbe 42:11). Dunque Satana è reale. E porta miseria. Ma non è decisivo o definitivo. È tenuto al guinzaglio. Non può andare più in là di quanto Dio gli permetta.

2. Anche se è stato Satana a causare il terremoto nell’Oceano Indiano il giorno dopo Natale, lui non è la causa decisiva di oltre 200.000 morti; Dio lo è

In Giobbe 38:8 e 11 Dio afferma di avere il controllo sugli tsunami quando chiede a Giobbe in modo retorico: “Chi chiuse con porte il mare balzante fuori dal grembo materno…[e disse] ‘Fin qui tu verrai, e non oltre; qui si fermerà l’orgoglio dei tuoi flutti’?”. Il Salmo 89:8-9 dice: “Signore…Tu domi l’orgoglio del mare; quando le sue onde s’innalzano, tu le plachi.” E anche oggi Gesù ha lo stesso controllo sui pericoli mortali delle onde che ha avuto durante il suo tempo sulla terra: “Ma Egli, destatosi, sgridò il vento e i flutti, che si calmarono, e si fece bonaccia” (Luca 8:24). In altre parole, anche se Satana ha causato i terremoti, Dio avrebbe potuto fermare le onde.

3. Le calamità distruttive in questo mondo uniscono giudizio e misericordia

I loro scopi non sono semplici. Giobbe era un uomo timorato di Dio e le sue miserie non erano la punizione di Dio (Giobbe 1:1, 8). Il loro scopo era la purificazione, e non la punizione (42:6). Ma non conosciamo la situazione spirituale dei figli di Giobbe. Giobbe era sicuramente preoccupato per loro (Giobbe 1:5). Dio potrebbe essersi preso la loro vita in giudizio. Se questo fosse vero, allora la stessa calamità proverebbe alla fine essere una misericordia per Giobbe e un giudizio per i suoi figli. Questo è vero di tutte le calamità. Esse uniscono giudizio e misericordia. Sono sia punizione e sia purificazione. La sofferenza, e anche la morte, possono essere sia un giudizio e sia una misericordia allo stesso tempo.

La più chiara illustrazione di questo è la morte di Gesù. Essa era sia giudizio e sia misericordia. Era giudizio su Gesù perché Egli ha portato i nostri peccati (non i suoi), ed era misericordia nei nostri confronti, che ci affidiamo a Lui per portare la nostra punizione (Galati 3:13; 1 Pietro 2:24) ed essere la nostra giustizia (2 Corinzi 5:21). Un altro esempio è la maledizione che giace su questa terra caduta. Coloro che non credono in Cristo la sperimentano come un giudizio, ma i credenti la sperimentano come una misericordiosa, sebbene dolorosa, preparazione per la gloria. “La creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l’ha sottoposta” (Romani 8:20). Questa è sottomissione a Dio. Ed è per questo che ci sono gli tsunami.

4. Il cuore che Cristo dona al suo popolo prova compassione per coloro che soffrono, a prescindere dalla loro fede

Quando la Bibbia dice: “Piangete con quelli che piangono” (Romani 12:15), non aggiunge “a meno che non sia stato Dio a procurare quel pianto.” Le persone che hanno confortato Giobbe avrebbero fatto meglio a piangere con Giobbe piuttosto che parlare così tanto. Questo non cambia quando scopriamo che la sofferenza di Giobbe proveniva in definitiva da Dio. No, è giusto piangere con coloro che soffrono. Il dolore è il dolore, non importa ciò che lo ha causato. Siamo tutti peccatori. L’empatia non deriva dalle cause del dolore, ma dalla compagnia nel dolore. E siamo tutti sulla stessa barca.

5. Infine, Cristo ci chiama a mostrare misericordia a coloro che soffrono, anche se non lo meritano

Questo è il significato di misericordia – aiuto immeritato. “Amate i vostri nemici; fate del bene a quelli che vi odiano” (Luca 6:27).